24/10/2006
NUOVO INDIRIZZO
Come preannunciato, cambio casa.
Da oggi, il nuovo indirizzo di questo blog è
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13:04
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22/10/2006
A MODO MIO
Budapest, 23 ottobre
Lo scorso luglio sono stata a Budapest ed ho constatato di persona quanto il ricordo dei cupi anni del regime filosovietico e di quella che finalmente oggi viene chiamata "la rivoluzione del '56" (e non più genericamente "i fatti d'Ungheria") sia vivo negli abitanti di quella città. La rivolta ebbe inizio il 23 ottobre e durò fino al 10 - 11 novembre 1956. Venne repressa dalle truppe sovietiche e fu contrastata dall 'Autorità per la Protezione dello Stato' ungherese. Morirono circa 25.000 ungheresi (di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione) e 7000 soldati sovietici; i feriti furono molte migliaia e circa 250.000 (il 3%) furono gli ungheresi che lasciarono il proprio Paese rifugiandosi in Occidente
Sono rimasta colpita dalla quantità di targhe, monumenti piccoli e grandi, mostre fotografiche, musei allestiti per non dimenticare.
Quest'anno si celebra il Cinquantenario della rivoluzione del '56. Anch'io voglio farlo, se pure a modo mio.
Con qualche foto e una pagina tratta dall'autobiografia dello scrittore ungherese Sandor Márai
L'edificio che compare in queste foto che ho scattato in una bellissima mattina d'estate è quello del famigerato n.60 di Andrassi Út (lo splendido boulevard liberty del centro elegante di Budapest) sede dei torturatori della Gestapo prima e della polizia segreta sovietica poi. Oggi in quell'edificio è stato allestito il museo "Casa del terrore". In esso hanno operato i torturatori dei "due più crudeli sistemi del 20° secolo" - così si legge nella pagina web del museo.
"Un pomeriggio -- sarà stata forse la primavera del 1946 -- camminavo lungo il viale che un tempo si chiamava Andrássy, quando notai sul balcone del tristemente noto numero 60 alcuni giovanotti vestiti di fresco nella divisa della cosiddettta polizia per la sicurezza dello Stato. Potevano essere lì dopo -- o durante -- una buona giornata di lavoro: con le mani sui fianchi, guardavano sghignazzando la gente che, con passo stanco, preoccupata, passava sui marciapiedi sottostanti.
Se ne stavano con fare sicuro e superbo, come chi sa di avere ogni potere: avrebbero potuto ordinare con un fischio a un qualsiasi passante di entrare nel famigerato edificio dove, nelle stanze di tortura, ognuno di loro aveva assoluta libertà di fare quello che voleva delle persone: nessuno -- per il momento -- avrebbe chiesto conto di quelle atrocità.
Anche le facce erano sorprendentemente conosciute: le stesse facce, lo stesso balcone di un anno prima, quando vi si affacciavano le Croci Frecciate -- erano cambiati solo i nomi: il camerata Szappanos era diventato il compagno Dogei o qualcuno di simile"
(Sandor Márai, "Terra, terra!...", Adelphi, 2005)
01:39
Scritto da: algab
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20/10/2006
IN CUI SI NARRA DI TRASLOCHI, NASI E CAPPOTTI
Cari i miei Happy Few, magari pensate che io stia oziando e sventagliandomi come la Milly Finch di questo dipinto di James Abbott McNeill Whistler, vero?
Niente affatto! Sono impegnata in grandi manovre di trasloco (eh, si, presto questo blog trasmigrerà in altri lidi) e già che c'ero, m'è venuto in mente di procedere a tutta una rinfrescatina di hardware e software, reinstallazioni di sistema operativo, download di aggiornamenti software e insomma tutte quelle robe lì.
E voi sapete come ci si ritrova quando si hanno queste felici idee: in mezzo alle ciliegie. Una ciliegia tira l'altra, e un aggiornamento software tira l'altro: appena si tocca qualcosa si incrinano equilibri e si deve aggiornare quell'altro e quell'altro ancora e sembra che le ciliegie, come gli esami, non finiscano mai...
Ma niente paura, fra poco dovrei esserne fuori: hardware e software ripulito, trasloco Blog fatto... Nel frattempo, mi consolo deliziandomi con la lettura di quei gioiellini che sono "I racconti di Pietroburgo" di Gogol. Roba sopraffina.
I miei avveduti Happy Few avranno notato che ho parlato di "leggere" e non di "rileggere" perchè -- non posso crederci io stessa -- nonostante "Le anime morte" del grandissimo Nicolaj (Gogol) sia uno dei miei libri preferiti in assoluto, con so come mai non avevo mai letto "Il Naso" o "Il cappotto" o "La prospettiva Newskij".
Naturalmente sapevo di che parlavano questi racconti, ma come dice bene Calvino al punto n.9 di "Perchè leggere i classici" , " I classici sono libri che quanto più si crede di conoscere per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti".
10:44
Scritto da: algab
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